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Venerdì 17 sciopero nella scuola: l’appello di un precario per non “sprecare l’occasione”

Accorata lettera di un membro del personale Ata di San Costanzo ai colleghi e ai docenti

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scuola, classe, banchi, aula scolastica

San Costanzo, 14 Marzo 2017
Al personale ATA di tutti gli Istituti Scolastici
Ai docenti di tutti gli Istituti Scolastici
Ai rappresentanti sindacali di tutti gli Istituti Scolastici

Cari colleghi e cari docenti,
venerdì 17 marzo è stato indetto uno sciopero del comparto scuola (FederAta, Anief, Usb e altre associazioni minori) e se non incrociamo le braccia potremmo perdere di nuovo un’occasione per provare a cambiare qualcosa.

Potremmo perdere un’occasione per affermare con i fatti che le riforme scolastiche di questo governo e di quello precedente, pietosi, in perfetta continuità con i governi precedenti, vanno in tutt’altra direzione rispetto a quella delineata in un famoso discorso del 1950 da Piero Calamandrei:

“Ora, quando vi viene in mente di domandarvi quali sono gli organi costituzionali, a tutti voi verrà naturale la risposta: sono le Camere, la Camera dei deputati, il Senato, il presidente della Repubblica, la Magistratura: ma non vi verrà in mente di considerare fra questi organi anche la scuola, la quale invece è un organo vitale della democrazia come noi la concepiamo”. Le riforme della scuola degli ultimi decenni, invece, vanno indebolendo sempre di più questo fondamentale organo della democrazia, con il palese intento di depotenziare l’organizzazione e la struttura scolastica e influire, indirettamente, nel lasciare nell’ignoranza i cittadini del domani per poter meglio decidere indisturbati delle loro sorti.

Ci lamentiamo tanto a parole, tutti i giorni. Sappiamo che tante cose non vanno. Eppure non facciamo niente o troppo poco per mettere in atto un cambiamento, anche minimo. “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” diceva Gandhi.

Ebbene, noi vorremmo che il mondo cambiasse ma non vogliamo cambiare noi stessi, non vogliamo
“sacrificare” qualcosa per ottenere il cambiamento auspicato. Cosa speriamo di ottenere? Venerdì potrebbe essere un’occasione per far capire quanto importante è il personale ATA per le scuole, non presentandoci al lavoro (anche per un solo giorno, ma pensate farlo per una settimana!). Le scuole della provincia sarebbero sguarnite di personale. Chi le aprirà? Chi aprirà i laboratori? dignitoso? Chi risponderà al telefono o alle numerose richieste dei docenti e degli alunni? Chi assicurerà il corretto funzionamento delle apparecchiature informatiche e tecnologiche in generale? Chi si occuperà della montagna di burocrazia che lo Stato impone alle scuole in maniera sempre più incalzante, dando vita a un lentissimo pachiderma amministrativo? E chissà quante altre cose dimentico pure io, da così poco tempo in questa nuova realtà lavorativa.

Invece si sta profilando l’ennesimo flop, l’ennesima occasione non colta, ritenuta di secondo piano rispetto ad acredini personali o questioni economiche. Ma il cambiamento allora da dove verrà?
Come avverrà senza un minimo di sacrificio, di sforzo? Solo con le parole? Non lo scrivo per spirito di polemica o per accusare qualcuno, tutt’altro. Scrivo per creare occasioni di riflessione e condivisione di idee. Scrivo per creare consapevolezza. Informiamoci sui motivi dell’indizione di questo sciopero!

Molti colleghi che conosco non sciopereranno, anche se a parole hanno tante critiche (giuste critiche) al modo in cui i vari governi stanno organizzando la scuola italiana; non sciopereranno perché “o lo facciamo tutti o non serve a niente” e/o perché “a me quei 50-60 euro che mi tratterrebbero dallo stipendio servono”.

Motivazioni giuste, ma non è palese il cortocircuito che si crea se diciamo “o tutti o nessuno” e poi decidiamo di non incrociare le braccia? Quando ci sarà questo “tutti”, se ognuno non fa la sua piccola parte? E i 50 euro che non avreste in busta paga non sono un giusto prezzo da pagare per ottenere i piccoli riconoscimenti che, a parole, chiedete da anni? La vostra retribuzione è ferma da anni e anni, nessun aggiornamento stipendiale o scatto (dico vostra perché io lavoro da troppo poco tempo nella scuola per averne diritto in prima persona); non avete già perso molto più che 50 euro da tutti questi anni di fermo? E poi…50 euro probabilmente li spenderete la prossima volta che andrete a cena fuori o che vi comprerete un paio di scarpe: non vale forse la pena spenderli per i vostri diritti?

Anche a me, a 29 anni, in questo momento di cambiamenti, precario della scuola e studente universitario, avrebbero fatto comodo quei soldi a cui rinuncerò scioperando. Ma vi rinuncio volentieri, in vista di un obiettivo più alto: una scuola “organo costituzionale” sempre più funzionante e da cui escano ragazzi autonomi, capaci di ragionare con la loro testa e di affrontare criticamente il mondo e la società per migliorarne tutto ciò che non va e che, per questo, ha bisogno di personale che organizzi tutto il “dietro le quinte”, noi ATA appunto, e che non tenga conto soltanto dell’aspetto economico per risparmiare il più possibile: la scuola non è un’azienda e invece così vogliono gestirla!

APPELLO AI DOCENTI:
Mi rivolgo anche a voi docenti per chiedere di unirvi a noi, per sensibilizzarvi su quanto siamo essenziali anche come supporto al vostro lavoro. Che cosa fareste senza di noi? Riuscireste ad offrire lo stesso livello qualitativo di insegnamento se doveste occuparvi di tutte le pratiche amministrative e pratiche che noi ATA svolgiamo per assistervi. Ne elenco alcune fra le tante: contratti, convocazioni, pratiche di pensione, pratiche di ricostruzione di carriera o sistemazioni economiche, gestione delle pratiche amministrative degli alunni con sostegno, preparazione uscite didattiche e viaggi d’istruzione, comunicazioni alle famiglie, elezioni degli organi collegiali, esami di stato, e tanto altro. Ogni vostra attività ha bisogno di un nostro supporto. Provate a pensare al fatto che assistenti amministrativi e tecnici non possono essere sostituiti se assenti, o meglio, nella normativa è scritto che non possono essere autorizzate le cosiddette “supplenze brevi”, peccato che un assenza che inizia il 2 settembre e termina il 31 agosto successivo sia considerata breve, qualunque sia il motivo (maternità, malattia, aspettativa per famiglia, congedi di ogni tipo, ecc….).

Aiutandoci e sostenendo le nostre rivendicazioni aiutereste anche voi stessi. La forza è nello stare uniti; non scegliamo di dividerci e decidere ognuno autonomamente; avremmo fatto il “loro gioco”, quello di chi non vuole nessun cambiamento, per poter continuare a gestire tutto come si è sempre gestito.

Sono riusciti a farci credere, con anni di “bombardamenti mediatici”, che l’individualismo e l’egoismo sono gli atteggiamenti giusti da mettere in campo in questa società, mentre, guardando indietro, osservando la storia, possiamo riscoprire che quando qualcosa è cambiato è stato possibile, all’opposto, soltanto grazie ad un grande spirito di impegno, solidarietà, di mutuo aiuto e motivati dalla speranza di poter lasciare un futuro migliore ai posteri, sacrificando qualcosa di sé.

Una richiesta finale per chi precario non lo è più, essendo ormai assunto a tempo indeterminato: per favore, non pensate “ormai io sono a posto, chi se ne frega”, i diritti sono diritti di tutti, i prossimi tagli potrebbero toccare persino il vostro ruolo e comunque sapete benissimo, voi che siete dentro questo mondo da più tempo di me, che la cosiddetta “Buona scuola” buona non lo è per niente e, se state zitti e non fate niente, un po’ la responsabilità sarà anche vostra.

Io la mia piccola parte ho provato e proverò ancora a farla, ma da solo non otterrò sicuramente nulla. Facciamo qualcosa o le lamentele di tutti continueranno ad essere sterili e improduttive. Grazie per tutto quello che sto imparando da voi.

Stefano Sanchioni
assistente tecnico precario
ps: perdonate inesattezze o incongruenze o parti non condivisibili, permettetemi di dire che non
sono essenziali alla questione.

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