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“Ultima Spiaggia”, sequestrati casa e uffici di un imprenditore: operava a Fano e Senigallia

La Guardia di Finanza di Pesaro ha scoperto imposte non versate per 700mila euro e fallimento della "holding" dell'uomo, già arrestato

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Guardia di Finanza

Il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Pesaro, in esecuzione di un provvedimento di sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente, emesso dal G.I.P. del Tribunale di Pesaro, ha posto i sigilli all’abitazione e agli uffici, ubicati in uno storico complesso fanese, di proprietà di un imprenditore della città.

L’imprenditore, titolare di numerose società operanti nel settore della pubblicità, dei call center, della ristorazione e della gestione di spiagge a Fano e Senigallia, a maggio del 2016 era stato arrestato, nell’ambito dell’operazione “Ultima Spiaggia”, condotta sempre dalla Guardia di Finanza di Pesaro, per il reato di bancarotta fraudolenta.

In quella occasione era stato accertato che l’imprenditore, S.C. 48enne all’epoca dell’arresto, aveva distratto dal patrimonio delle società fallite a lui riconducibili circa 6 milioni di euro e, per tali fatti, aveva deciso di patteggiare la pena di 3 anni di reclusione.

Le successive indagini hanno però consentito, tra le altre cose, di evidenziare che una delle società fallite aveva omesso sistematicamente di versare, nel corso degli anni, l’I.V.A. e le ritenute sulle imposte sui redditi: una condotta, questa, che va a confluire in un altro reato di natura tributaria. Pertanto, è stato richiesto ed ottenuto dall’Autorità Giudiziaria l’emissione del decreto di sequestro per un importo equivalente di oltre settecentomila euro (per la precisione 728.350,00), ovvero di una somma pari alle imposte dichiarate e non versate.

In definitiva, l’attività investigativa svolta della Fiamme Gialle di Pesaro si è rivelata determinante per la dichiarazione di fallimento di un’ulteriore impresa individuale, la cosiddetta holding personale operativa. In tale contesto, è così emerso il ruolo dominante dell’imprenditore nell’ambito di un gruppo di società “regolarmente” depauperate per favorire l’arricchimento personale a scapito di terzi e dei lavoratori.

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