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Omicidio Pesaro: “Non è giusto che una città venga sconvolta in questo modo”

Il Sindaco Ricci chiederà chiarimenti a Prefetto e Viminale

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Non è giusto che una città venga sconvolta in questo modo. Quanti sono i collaboratori di giustizia a Pesaro? Quale è il livello di sicurezza richiesto? Cosa non ha funzionato ieri? Sono solo alcune delle domande che rivolgerò domani ufficialmente a Prefettura e Ministero del Interno”.

Così il sindaco di Pesaro Matteo Ricci in un post su Fb dopo l’omicidio del fratello di un collaboratore di giustizia Marcello Bruzzese da parte di due killer nel centro città. “Già in passato Pesaro è stata sede di protezione per pentiti – osserva – ma ciò che è successo ieri (Ndr:25 dicembre) è molto grave. Ora si creerà un’apprensione nuova e giustificata nella popolazione, stato d’animo che il sindaco deve provare a interpretare”.

“In questo caso non è la ‘ndrangheta che è venuta a Pesaro (cosa sempre possibile purtroppo; come sappiamo la criminalità non ha confini ), ma – aggiunge – è lo Stato che ha portato a Pesaro delle persone da proteggere dalla ‘ndrangheta, probabilmente perché considera questo territorio più slegato da certi fenomeni criminali”.

Intanto proseguono le indagini per accertare i tragici fatti consumatisi il giorno di Natale.É plausibile che sia partito dalla Calabria l’ordine di uccidere Marcello Bruzzese, originario di Rizziconi. É quanto si é appreso in ambienti della Dda di Reggio Calabria, che sin dai primi momenti successivi all’omicidio si mantiene in stretto contatto con la Dda di Ancona e con la Procura della Repubblica di Pesaro.

L’ipotesi che il mandato di morte contro Bruzzese sia maturato in Calabria e che i due esecutori materiali dell’omicidio provenissero proprio da questa regione viene ritenuta “assolutamente fondata”. Ed i contatti in corso tra le Procure antimafia di Reggio Calabria e di Ancona hanno proprio lo scopo di ricostruire la personalità della vittima e del fratello, oltre che di verificare le modalità organizzative ed esecutive dell’uccisione di Marcello Bruzzese, che era a tutti gli effetti un collaboratore di giustizia, anche se non coperto da anonimato.

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