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Apecchio: sotterrate tonnellate di amianto, direttore Asur tra i responsabili

13 in totale le persone coinvolte nella maxi-indagine del Noe di Ancona

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Giovanni Cappuccini, direttore del dipartimento per la prevenzione dell’Asur Area Vasta 1 risulta il principale responsabile (in quanto figura di riferimento per la salute pubblica nella provincia di Pesaro e Urbino) dell’azione di interramento più di 40 tonnellate di amianto sotto un parcheggio, a cinque metri di distanza da un torrente dalle acque cristalline, il Biscubio, nel comune di Apecchio. Lo ha fatto, d’accordo col suo ufficio e col sindaco di Apecchio del tempo, Orazio Ioni, in linea con le volontà di due imprenditori che altrimenti avrebbero dovuto pagare i costi della bonifica pari a 500mila euro e che invece se la sono cavata, grazie al metodo «terra dei fuochi», con 20mila euro.

Nell’ordine di questo favoreggiamento, Cappuccini ha approvato relazioni compiacenti, azioni e delibere burocratiche per bloccare il controllo del Noe di Ancona, fino a farsi accompagnare da Rino Mini patron della «Galvanina» che imbottiglia l’acqua della Valdimeti ad Apecchio, fino a Rimini per prendere accordi su quali modalità seguire per evitare i controlli del Noe.

Cappuccini ha inoltre – cosa gravissima – sottratto dagli uffici dell’Asur la pratica che aveva autorizzato l’interramento nascondendola nella cassaforte di un amico avvocato giustificandosi sostenendo che non si fidava dei suoi collaboratori.

A seguito dell’indagine condotta dal Noe (Nucleo Operativo Ecologico), il Gip di Pesaro e Urbino ha stabilito la sospensione dal lavoro di Cappuccini per abuso d’ufficio e concorso nello smaltimento illegale di rifiuti pericolosi oltre che per aver nascosto le pratiche di ufficio.

Nella maxi-indagine, oltre a Cappuccini, sono state coinvolte altre 12 persone a partire dall’ex sindaco Orazio Ioni, il capo dell’ufficio tecnico del comune, il capo prevenzione e sicurezza sul lavoro dell’Asur, il capo degli ispettori Asur, l’ex funzionario dell’Asur (diventato un attivissimo consulente della Galvanina per risolvere l’impiccio della bonifica) e ancora Rino e Patrizia Mini della «Galvanina» con sede a Rimini, i titolari di un’azienda bergamasca (ditta di smaltimento dell’amianto che hanno eseguito l’illecito smaltimento spacciandolo per inerti comuni mentre era presente anche eternit) i titolari della ditta limitrofa a quella della Galvanina che hanno usufruito dello stesso trattamento riservato alla Galvanina smaltendo anche loro illecitamente l’eternit del tetto. Tutto l’amianto era finito a terra con la neve dell’inverno 2012. Ora sarà il Comune di Apecchio ad occuparsi della bonifica con i soldi della cittadinanza.

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