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Fano: condanna per tentato omicidio annullata in Cassazione, processo dovrà ripartire

Due albanesi, residenti a Senigallia, erano stati condannati dal Tribunale di Pesaro per fatti avvenuti nel 2011

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Ripartirà da zero a Perugia il processo nei confronti di due uomini albanesi, K.K., classe 1986, e C.B., classe 1988, entrambi residenti a Senigallia, che erano stati condannati con giudizio abbreviato dal Tribunale di Pesaro, in seguito alle accuse di tentato omicidio con l’aggravante della premeditazione e di aver portato in luogo pubblico un’arma da guerra.

I fatti erano avvenuti nell’ottobre 2011.

La Cassazione infatti ha ora annullato la conferma della condanna da parte della Corte di Appello di Ancona ed ha rinviato il processo alla Corte di Assise di Perugia.

I fatti: ad ottobre 2011 insieme ad un altro ragazzo di nazionalità uzbeka i due albanesi si erano recati di notte nel parcheggio dell’ospedale di Fano per incontrare un siciliano – pluripregiudicato e collaboratore di giustizia – al fine di chiarire alcuni contrasti che erano sorti per una ragazza tra uno di loro e l’italiano.

Giunti all’appuntamento uno dei tre estraeva una pistola mitragliatrice (un’arma da guerra) e subito sparava 8 colpi verso il siciliano, che riusciva a mettersi in salvo nascondendosi dietro alle auto presenti nel parcheggio.
I due albanesi e l’uzbeko riuscivano a fuggire ma – rintracciati dai Carabinieri – venivano posti in custodia cautelare per alcuni mesi.

K.K. – difeso dall’avvocato Corrado Canafoglia – e C.B. – difeso dal legale perugino Luca Brunelli – , dopo aver scelto il rito abbreviato, venivano entrambi condannati dal Gup pesarese che decideva le seguenti pene:
– per K.K., 6 anni e 8 mesi, in quanto ritenuto il regista dell’agguato e colui che aveva procurato l’arma, proveniente dalle guerre nei Balcani;
– per C.B., 5 anni e 8 mesi per aver avuto un ruolo marginale della vicenda.

L’uzbeko sceglieva invece giudizio ordinario.

La Corte di Appello di Ancona aveva confermato la sentenza del Gup, ma ora la Corte di Cassazione penale I Sezione ha accolto il ricorso delle difese, basato sui seguenti motivi:
-Il fatto non è configurabile come tentato omicidio, ma semmai come minaccia aggravata. Se avessero voluto realmente uccidere i ragazzi avrebbero rincorso la vittima. Invece questi avevano paura della vittima e per tale motivo hanno sparato in aria i colpi. La vittima è un collaboratore di giustizia che ritenevano pericoloso e per tale motivo i ragazzi hanno portato con loro un’arma, ma per spaventare e non per uccidere.
-Se vi è stato tentato omicidio, non vi è stata alcuna premeditazione, posto che per la sussistenza di tale aggravante occorre che l’intento omicidiario nasca nel tempo e si mantenga costante per lungo periodo. Invece nel caso in questione l’incontro è stato concordato velocemente tra le parti, qualche ora prima dei fatti.

Gli imputati sono attualmente liberi.

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