Urbino ospita la mostra “Giochi e Movimento” con le opere di Nicola Gambedotti
In esposizione dal 17 gennaio al 1° marzo

Nell’ambito del programma ufficiale dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, apre alle Sale del Castellare di Palazzo Ducale di Urbino, dal 17 gennaio al 1° marzo 2026, la mostra Giochi e Movimento, dedicata all’opera del Maestro Nicola Gambedotti (1931–2011), protagonista originale e mai scontato del Novecento italiano.
A dieci anni dall’ultima grande antologica al Castel dell’Ovo di Napoli, l’esposizione segna l’avvio ufficiale del nascente Archivio Gambedotti, istituito con l’obiettivo di promuovere, studiare e tramandare l’opera del Maestro attraverso una visione contemporanea, aperta al dialogo con le istituzioni culturali, i giovani e la ricerca.
La mostra, promossa dall’Archivio Nicola Gambedotti in collaborazione con il Comune di Urbino, rappresenta il primo atto pubblico di questo nuovo percorso e ne incarna fin da subito la missione culturale e progettuale. E’ inoltre parte del palinsesto dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, il programma multidisciplinare, plurale e diffuso che animerà l’Italia per promuovere i valori Olimpici attraverso la cultura, il patrimonio e lo sport, in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali che l’Italia ospiterà rispettivamente dal 6 al 22 febbraio e dal 6 al 15 marzo 2026.
Curata da Fabiana Faliti, nipote del Maestro, Giochi e Movimento pone al centro il concetto di movimento come principio generativo dell’opera di Gambedotti: movimento del corpo, del segno, del pensiero, della comunità. Il Gioco diventa il pretesto narrativo attraverso cui l’artista esplora il dinamismo dell’esistenza e la dimensione relazionale dell’esperienza umana.
Il Gioco come pretesto di comunità, dinamismo e relazione
Nel percorso espositivo, il Gioco non è mai competizione, ma spazio condiviso, occasione di incontro, dispositivo simbolico capace di attivare relazioni. Il movimento attraversa ogni opera come tensione vitale, come impulso che mette in relazione i corpi, i segni e lo spazio.
Emergono i richiami alla tradizione urbinate, dai giochi rinascimentali intesi come momento di festa collettiva, fino a una visione inclusiva della comunità, in cui la pluralità dei corpi e delle esperienze è rappresentata con naturalezza e forza espressiva. In questo contesto, il movimento si afferma come linguaggio universale, capace di tenere insieme differenze, fragilità e resilienze.
L’itinerario espositivo si sviluppa come un flusso continuo, immersivo, in cui il visitatore è chiamato a entrare in una dimensione dinamica, mai statica: il movimento diventa metafora della condizione umana, della necessità di mettersi in gioco, di andare oltre, di non arrestare il proprio percorso.
Le sezioni del progetto espositivo
In mostra sono presenti 32 Opere realizzate con la tecnica dell’acrilico bulinato e il percorso è strutturato in quattro sezioni tematiche, che guidano il visitatore attraverso i nuclei centrali della ricerca di Gambedotti:
1. EQUESTRE
Una sezione dedicata al tema del cavallo e della figura cavalleresca come metafora del viaggio, della tensione ideale e del movimento storico e simbolico. Qui compaiono cavalieri erranti, Don Chisciotte, giostre e tornei, in un dialogo continuo tra mito, letteratura e tradizione figurativa.
2. GIOCHI
Il cuore narrativo della mostra. Il gioco è rappresentato come esperienza collettiva, rituale sociale e spazio di relazione. Opere dedicate ai giochi di società, alle carte, alle bocce, alle feste popolari e ai giochi urbani restituiscono una visione corale e inclusiva della comunità.
3. MOVIMENTO
Una sezione più concettuale, in cui il movimento diventa condizione esistenziale e principio formale. Figure controvento, paesaggi dinamici e composizioni complesse rendono visibile il ritmo interno dell’opera, la tensione continua tra equilibrio e trasformazione.
4. URBINO
Il rapporto con la città natale emerge come radice identitaria e culturale. Urbino non è solo sfondo, ma organismo vivo: spazio urbano, memoria storica e paesaggio simbolico si intrecciano in una riflessione sul presente e sulla trasformazione del tessuto sociale ed un monito a preservare il paesaggio con una chiara presa di posizione contro le cementificazioni indiscriminate. Urbino quindi contrapposta in positivo a modelli urbanistici fallimentari.
Nicola Gambedotti nel Novecento: caposcuola dell’acrilico bulinato
Nicola Gambedotti, è stato un pittore e incisore figurativo di ricerca, considerato uno dei massimi esperti nell’utilizzo della tecnica ad acrilico bulinato. Le sue opere figurano in collezioni private e pubbliche presente nei più qualificati annuari e cataloghi d’arte. Su “Annuario d’arte moderna. Artisti contemporanei (2000)”, la sua arte è stata descritta: “Scenari medievali di vaga ambientazione nordeuropea arricchiti di impercettibili elementi di contaminazione moderna costituiscono il mondo fantastico, satirico, del sacro e del profano, l’agognata violazione dei confini spazio-temporali. Nicola Gambedotti: Cavalieri dell’Apocalisse, Tribunali d’inquisizioni, Giardini dei supplizi e ancora Ghetti, Labirinti, Catacombe oltre il loro significato allegorico accrescono la dimensione narrativa di una pittura sulla quale la grande maestria nella tecnica dell’incisione propria dell’autore lascia una traccia inconfondibile caratterizzando il tratto e lo stile di un artista eccelso”
E’ nato a Roma nel 1931 e vissuto ad Urbino (paese di Raffaello), al cui celebre Istituto d’Arte ha studiato, conseguendo l’abilitazione all’insegnamento delle tecniche dell’incisione sotto la guida del Prof. Pietro Sanchini. E’ vissuto alcuni anni in Sardegna prima di trasferirsi a Napoli dove è vissuto per tutta la sua vita al fianco della moglie Vittoria e i figli Monica, Marco e Fabio, insegnando per 40 anni come titolare della cattedra di progettazione (Arte della Stampa) presso l’Istituto Statale d’Arte F. Palizzi. Una vita trascorsa con i grandi maestri del primo Novecento da Chiancone a Striccoli, da Verdecchia a Casciaro e tanti altri.
E si direbbe che questi tre paesaggi – non soltanto geografici, soprattutto interiori – attraverso i quali è passato, abbiano non appena influito sulla sua poetica d’artista ma lasciato il segno persino sui moduli espressivi con cui quella poetica è affrontata e svolta.
Di Urbino, e delle Marche in genere, è la dolcezza architettonica di certi fondali: la sognante e sinuosa curvatura del crinale dei colli che sfumano verso l’orizzonte come la severa e un po’ teatrale compattezza dei cortili e delle piazzette rappresentanti come una sorta d’ideale scenografia da commedia dell’arte; e della Sardegna è quel senso arcaico e mitico a un tempo di un mondo chiuso sin nell’impenetrabilità dei suoi costumi e che risponde con il silenzio e la fierezza ai colpi della cattiva sorte e con l’isolamento alla prevaricazione della curiosità altrui; e di Napoli, infine, il gusto del-l’assemblage, una più colorita e, se si vuole, espansiva compiacenza alla rappresentazione di un’allegria che, al contrario, maschera o in ogni caso cerca di vanificare le ingiurie della miseria e si atteggia spesso nei toni e nelle movenze della ballata popolare quando non in quelli di una più agra e movimentata «opera dei pupi».
La sua attività artistica ha inizio nel 1951. Da allora è stato frequentemente presente alle più importanti rassegne di pittura e di grafica sia in Italia che all’estero. Ha esposto nelle grandi capitali del mono come Copenaghen nel ’51, a New York al Met nel ’75, Lisbona, Amsterdam, Rotterdam, Stoccarda, Buenos Aires, Firenze e logicamente a Napoli, la “terra stregata”, come amava definirla, dove ha affondato le sue radici.
Presente in decine di pubblicazioni, tra cui nel “Dizionario degli artisti italiani del XX secolo” edito da Giulio Bolaffi nel 1979 e nell’Annuario d’arte moderna “Artisti Contemporanei” del 2000.
Numerose personalità dell’arte e della cultura si sono interessate al suo linguaggio pittorico, che è caratterizzato da una vena ispirativa di tipo onirico-surreale enfatizzata da una marcata segnicità esressiva. Partecipa con 10 xilografie al volume ad edizione limitata dello scrittore Fabio Tambari “cinque cronache”. Lo scrittore e giornalista italiano Michele Prisco diceva di lui: “Chi dice che la fantasia non ha più diritto di cittadinanza nella società nella quale viviamo? Gambedotti ce ne offre la più tangibile smentita”.
Ci ha a lasciato Napoli il 9 ottobre 2011.
Il nascente Archivio Gambedotti: una visione strategica
La mostra I Giochi e il Movimento dà ufficialmente avvio alle attività del nascente Archivio Gambedotti, che si pone come centro di riferimento per la tutela, la valorizzazione e la diffusione dell’opera del Maestro attraverso quattro filoni strategici:
1. Promozione dell’opera del Maestro presso le più importanti istituzioni culturali nazionali e internazionali, attraverso mostre, progetti espositivi e collaborazioni museali.
2. Supporto ai giovani talenti, con particolare attenzione all’arte incisoria, ambito centrale nella ricerca di Gambedotti, favorendo il dialogo tra generazioni e la trasmissione delle competenze artistiche.
3. Collaborazione con Atenei e giovani ricercatori per l’implementazione scientifica dell’Archivio, attraverso attività di studio, catalogazione e l’erogazione di borse di studio dedicate alla ricerca sull’opera dell’artista.
4. Internazionalizzazione dell’opera, promuovendo la conoscenza di Gambedotti oltre i confini nazionali e inserendone la produzione nel più ampio contesto della storia dell’arte del Novecento europeo.
Dichiarazioni
Fabiana Faliti, Direttore Archivio Nicola Gambedotti e Curatrice della Mostra Giochi e Movimento
La mostra “giochi e movimento” parte dalla voglia di ridare nuova luce alla produzione artistica del Maestro Nicola Gambedotti. Un artista che ha contribuito ad ispirare e formare centinaia di allievi. Gambedotti era per me prima di tutto il nonno che con profonda dolcezza accoglieva una bambina nel suo studio mentre lavorava e aprendo silenziosamente di volta in volta finestre sul suo mondo onirico e fantasioso. Il percorso di cura di questa mostra si può dire sia partito da quei primi anni. Da qui anche la necessità di creare un Archivio per preservare e trasferire alle future generazioni la sua opera. L’occasione dei Giochi Olimpici e Paralimpici invernali in Italia ha ispirato me e la mia famiglia a ricercare nell’opera di Gambedotti i legami con il tema del gioco e del movimento estremamente presenti nella sua opera. È iniziato un viaggio che ha attraversato una minuziosa ricerca e che vede nella mostra “gioco e movimento” la prima tappa di un percorso avvincente fatto di recupero della valorizzazione e internazionalizzazione.
Lara Ottaviani, Assessore alla Cultura del Comune di Urbino
Come amministrazione comunale di Urbino siamo lieti di ospitare il progetto dedicato a Nicola Gambedotti all’interno delle sale del Castellare di Palazzo Ducale. Siamo particolarmente colpiti dal fatto che la famiglia di Gambedotti abbia voluto far partire con questa esposizione un corposo e articolato progetto dedicato a un artista di origine urbinate ancora tanto legato al suo territorio e alla città, così presente nella sua produzione artistica. Siamo inoltre orgogliosi di poter confermare la collaborazione con l’Olimpiade Culturale Milano Cortina 2026, certi che anche questa esposizione costituirà un’iniziativa di rilievo e di richiamo per la nostra città.
Domenico De Maio, Direttore Education and Culture – Fondazione Milano Cortina 2026
Inserire la mostra Giochi e Movimento nel programma dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026 significa riconoscere all’arte la capacità di dialogare con lo sport sul terreno dei valori condivisi: partecipazione, inclusione, relazione e memoria. Nell’opera di Nicola Gambedotti il movimento diventa forma di pensiero e strumento di lettura della realtà, capace di tenere insieme corpo, comunità e dimensione simbolica.
Il gioco, inteso come spazio condiviso e non competitivo, si fa metafora di un’Olimpiade Culturale diffusa e aperta ai territori, in cui l’eredità dei Giochi vive attraverso linguaggi artistici capaci di parlare al presente e alle nuove generazioni.
Informazioni pratiche
Sede
Sale del Castellare – Palazzo Ducale
Urbino
Date
17 gennaio – 1° marzo 2026
Orari di apertura
10.30–12.30 / 15.00–18.00
A cura di
Fabiana Faliti
Promossa da
Archivio Nicola Gambedotti
In collaborazione con
Comune di Urbino
Nell’ambito di
Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026
Sito web



















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