Incontro a Pesaro sulla presenza crescente dei lupi nelle Marche
In programma venerdì 23 gennaio alle 20.30

Alle 20,30 di venerdì 23 gennaio si terrà un incontro pubblico nella Sala Circoscrizione 5 Torri, in via Volontari del sangue n°9 a Pesaro, organizzato dall’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali, con la collaborazione delle associazioni WE Pesaro Quartiere 2 e Evolviamo Pesaro. Il tema è il lupo, che anche nelle Marche è aumentato in modo spropositato: il biologo Paolo Giacchini nel 2012 ne stimava 140-160 individui, passati ad almeno 300 nel 2024, ossia quanti quelli presenti nelll’intera Svizzera, che però è oltre quattro volte più grande delle Marche. Una stima per difetto, oggi, e quindi si suppone che i lupi nelle Marche siano molti di più. Tante le predazioni di bestiame anche in presenza di recinzioni e cani adeguati, e la provincia più colpita è proprio quella di Pesaro-Urbino.
Si teme sempre più per l’incolumità pubblica in quanto, isolati o persino in gruppi, i lupi si aggirano sempre più spesso in cerca di prede persino di giorno in prossimità o addirittura dentro i centri urbani. Gli ultimi attacchi mortali conosciuti di lupi all’uomo nelle Marche risalgono al 1815, descritti il 4 novembre di quell’anno dal cardinale Bartolomeo Pacca, camerlengo di Santa Romana Chiesa, che descrisse in un editto i lupi come “animali cotanto pregiudicevoli all’agricoltura, alla pastorizia, e non di rado ancora alla specie umana”.
I relatori dell’incontro saranno: Andrea Busetto Vicari, agricoltore a Montecalvo in Foglia; Alberto Alessandrini, consigliere Amap; Antonio Giri, titolare di una fattoria didattica a Recanati; Laurent Sonet, biologo del Parco naturale San Bartolo; Pia Pericci, dell’Associazione EvolviAmo Pesaro; Luca Paolorossi, sindaco di Filottrano; Nicolò Pierini, consigliere regionale Marche; Giovanni Todaro, giornalista naturalista e scrittore di testi storici; Michele Corti, già professore di Zootecnia di montagna e presidente dell’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali. Chiuderà gli interventi il consigliere regionale Marche Giacomo Rossi, che illustrerà il suo operato e proposte a riguardo del problema lupo. Moderatore Alessandro Di Domenico. L’ingresso è libero e, dopo gli interventi dei relatori, chiunque tra il pubblico potrà intervenire facendo domande o esternando quanto ritenuto opportuno, ovviamente con educazione.
L’incontro sarà utile per sapere cosa accadeva ieri e soprattutto oggi, ma soprattutto per conoscere e quindi combattere le molte fake news del mondo ambientalista e animalista basate sulla mera propaganda. Come quelle esternate recentemente da una lettera congiunta di Amici Animali Osimo, Enpa, Lac, Lav, Lipu, Lupus in fabula e Wwf Marche contenente vere e proprie falsità come “non è vero che la popolazione del lupo in Italia sia in grande espansione (…) animali di allevamento e di affezione, che vengono predati esclusivamente perché lasciati incustoditi e senza cani da guardiania o senza efficaci misure di protezione (…) non esiste alcun pericolo per l’uomo a causa del lupo, essendo esso un animale schivo, intelligente e non aggressivo verso la specie umana, perché ne ha paura e la evita accuratamente”, e altre amenità antiscientifiche.
Per la cronaca, l’aumento del lupo anche e soprattutto in Italia è esponenziale, tanto che dai circa 100 lupi presenti in Italia stimati sul campo nel 1970 dal prof. Luigi Boitani si è arrivati alla media di 3.307 stimati nel 2021 dal monitoraggio nazionale (isole escluse, non essendoci) fatto dall”Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), branca scientifica del ministero dell’Ambiente. Ma recentemente il noto esperto prof. Marco Apollonio, Università di Sassari, ha stimato che siano aumentati a oltre 6.000 esemplari. In pratica l’Italia, lo stato con più lupi in tutta Europa, da sola ha più lupi di quelli sommati di Romania, Spagna e Portogallo. Pertanto la specie deve ormai senza dubbio essere gestita, soprattutto con adeguati abbattimenti, utilizzando le deroghe previste da ben trent’anni dall’art. 16 della Direttiva Habitat. Insomma, non è vero che la politica ha “le mani legate”, i lupi – che ovviamente devono esserci, liberi di svolgere il loro ruolo naturale, ma gestiti come avviene negli altri stati aderenti come l’Italia alla Direttiva Habitat – semmai sono protetti in Italia da larga parte della politica genuflessa ad ambientalisti e animalisti. Basti dire che ISPRA ha concesso per i casi in deroga, previa autorizzazione specifica ma ben prima del declassamento del lupo da specie particolarmente protetta a specie solo protetta (come la marmotta), l’abbattimento in Italia di ben 96-160 lupi nel 2025. La Regione Marche, che avrebbe potuto abbatterne 5-8 sempre entro il 2025, però non ha mai neppure richiesto a ISPRA l’autorizzazione.
Come fanno animalisti e animalisti a definire schivo il lupo è un mistero, visto che se ne vedono ormai ovunque quotidianamente persino di giorno nei centri urbani, per nulla timorosi dell’uomo. Dicono che ci eviti accuratamente, non sia mai aggressivo e che non esista alcun pericolo per l’uomo, ma basta leggere quanto dichiarato da ISPRA, ossia dalla scienza e dal ministero competente: “L’ISPRA negli ultimi dieci anni è stato sempre più frequentemente chiamato a fornire supporto agli organi locali (Comuni, Regioni, Province Autonome, Aree protette e Prefetture) nel gestire situazioni di allarme sociale legate a questo fenomeno. Sono state ben 100 le situazioni in cui è stato interpellato l’Istituto negli anni 2017-2024, di cui 61 solo nel biennio 2022-2023. Nell’arco temporale 2017-24, sette sono stati gli individui di lupo che hanno manifestato un atteggiamento aggressivo nei confronti dell’uomo, realizzando 19 aggressioni, tra cui gli 11 attacchi di una singola lupa registrati a Vasto nell’estate del 2023. A questi eventi si aggiunge il recente caso di Agnone, in Provincia di Isernia, avvenuto lo scorso 10 giugno, nel quale una femmina di lupo ha morso una ragazza ed è stata immediatamente catturata e trasferita in un recinto del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Numerosi sono stati inoltre i casi di lupi che hanno cominciato a frequentare assiduamente i contesti abitati dall’uomo, in alcuni casi predando cani e gatti randagi o padronali, a volte anche custoditi all’interno di aree recintate”.
Da notare che tra questi casi ci sono stati due tentativi di predazione di bambini di 4-5 anni a Vasto nel 2023, rimasti feriti e trasferiti in ospedale, e di un altro bambino della stessa età dentro la città di Roma nel 2024, pure lui trasferito in ospedale. I bambini non furono predati e portati via solo perché i genitori e altri soccorritori li trattennero per le gambe. I lupi responsabili furono infine catturati e il loro Dna corrispondeva in toto a quello lasciato sulle vittime.
I territori montani e collinari italiani sono ormai saturi di lupi, e anche catturando gli esemplari presenti in aree non adatte, come spiagge turistiche e centri abitati, per liberarli altrove, semplicemente non potrebbero installarvisi, morendo di fame o venendo uccisi dai branchi di lupi territoriali. E trasferirli tutti nei Cras e altre strutture sarebbe economicamente impensabile, se non per i Cras stessi e le associazioni contigue. Dal 1971 il business dello studio e tutela del lupo in Italia ha portato, di norma ai soliti noti, fondi pubblici per oltre 60 milioni di euro.
Insomma, all’incontro pubblico di Pesaro di venerdì 23 gennaio il pubblico potrà farsi un’idea di ciò che accade, vedere immagini veritiere di norma nascoste al pubblico e sentire cosa concretamente si propone di fare. Parlare di coesistenza con animali potenzialmente pericolosi, specie per i bambini, in prossimità o dentro i centri abitati è a nostro parere privo di semplice buon senso e prudenza. I lupi in Italia hanno grande disponibilità di prede selvatiche, e pertanto nelle aree selvatiche devono vivere, ma adeguatamente gestiti.
Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali


















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