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Coldiretti interviene sull’attacco di lupi a Monte Grimano Terme

Sbranati una mucca e un vitello

Bestiame attaccato dai lupi a Monte Grimano Terme

Mucca e vitellino sbranati all’alba a pochi metri dalle case. L’ennesimo attacco di lupi, avvenuto pochi giorni fa a Monte Grimano, lascia grande amarezza tra gli allevatori della zona mentre quella di Pesaro Urbino resta da anni in testa alla poco invidiabile classifica della provincia più soggetta alle predazioni del bestiame.

Nel 2025 oltre un terzo delle denunce dell’intera regione proviene dal pesarese: ben 31 denunce con Cagli, Cantiano e Serra Sant’Abbondio annoverati tra i comuni più colpiti. Nel caso di Monte Grimano gli allevatori, che già si erano visti predare un vitello una decina di giorni fa, hanno fatto la macabra scoperta verso le 7.30. A giudicare dalle tracce lasciate, dicono, si è trattato di un branco numeroso che ha atteso il parto per attaccare il vitellino appena nato e anche la madre che ha provato a difenderlo. “Così è impossibile andare avanti” dicono oggi esasperati.

“L’allevamento è un settore strategico in queste zone che altrimenti sono a rischio di abbandono – spiega Claudio Calevi, direttore di Coldiretti Pesaro Urbino – molti hanno chiuso perché l’allevamento all’aperto diventa sempre più un’attività piena di incognite e tenere gli animali in stalla significa far lievitare i costi, ridurre ulteriormente il reddito aziendale e diminuire il benessere animale. Negli anni abbiamo cercato di far aumentare l’entità dei risarcimenti ma ancora oggi siamo lontanissimi dall’effettiva entità del danno. Quanto corrisposto basta a malapena a sopperire agli elevati costi di smaltimento delle carcasse”.

Negli ultimi 10 anni la provincia di Pesaro Urbino, secondo un’analisi di Coldiretti su dati dell’anagrafe zootecnica, ha perso il 28% degli allevamenti di pecore e capre (-31% di capi) e il 60% di allevamenti bovini (-28% per quanto riguarda i capi). Nel tempo Coldiretti, a livello regionale, è riuscita a ottenere sostegni economici per la realizzazione di recinti per il ricovero notturno del bestiame, per l’acquisto e il mantenimento di cani da guardiania. Tutto ciò, tuttavia, sembra non bastare all’interno di un fenomeno, quello della presenza di selvatici predatori, non ancora pienamente colto nella sua interezza e nel quale, ai numeri ufficiali che si riscontrano dalle richieste di risarcimento per pecore, capre, mucche, vitelli, cavalli e muli, si affianca un sommerso di razzie di polli, tacchini, conigli e bassa corte in generale.

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