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Caso meningite: attuate tutte le misure cautelative per scongiurare il contagio

Sottoposte ad azione di profilassi più di 100 persone

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Per quanto riguarda il caso di supposta meningite fulminante relativo alla drammatica morte di Francesco Maraschi, il bambino di 10 anni di Orciano deceduto il 25 gennaio presso l’ospedale Santa Croce di Fano, si attendono ancora gli esiti dell’esame autoptico per accertarne le cause, anche se proprio il batterio meningococco sembra essere il responsabile di tale morte.

Tutti gli elementi sintomatologici hanno infatti messo in allarme i medici e il personale ospedaliero facendo pensare a un caso di meningite: febbre molto alta, vomito e le inequivocabili lesioni cutanee denominate in gergo “petecchie”, ovvero micro-emorragie puntiformi, indice di fuoriuscita di sangue dai vasi sanguigni.

Nella mattinata del 26 gennaio è stata indetta una conferenza stampa per fare il punto sulla situazione tenuta da Giovanni Cappuccini, direttore del Dipartimento di Prevenzione di Area Vasta 1; da Massimo Agostini, responsabile del servizio Igiene Pubblica Fano; da Nicola Nardella, responsabile della direzione medica dell’ospedale di Fano; e da Cristiana Cattò, della stessa direzione medica del Santa Croce.

I medici hanno sottolineato che la contagiosità della malattia è in realtà molto bassa e che i casi secondari (da contagio) sono rari. Fatto comunque tutto il necessario per scongiurare il contagio con azioni di profilassi mirate. Così entro le 18,30 di domenica 25 gennaio sono stati trattati 20 operatori ospedalieri entrati in contatto con il piccolo, 68 bambini e 24 adulti (fra parenti, compagni si scuola, di catechismo e di calcio di Francesco), usando uno spettro più ampio di quanto preveda il protocollo, per la massima precauzione. La trasmissione può avvenire, infatti, solo per contatto stretto quindi sono stati tenuti in considerazione i conviventi del bambino, anche quelli dell’ambiente di studio (stessa classe); chi ha dormito o mangiato spesso nella casa del malato; le persone che nei 7 giorni precedenti l’esordio della malattia hanno avuto contatti con la sua saliva, e i sanitari che sono stati esposti alle secrezioni respiratorie del paziente.

Attivata anche, a livello di comprensorio, una fase di sorveglianza sanitaria che si protrarrà per circa 10 giorni in cui verranno coinvolti tutti i pediatri e i medici di base.

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