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Chiusura anticipata di bar e ristoranti, per Confesercenti “più danni che benefici”

La misura "mette di nuovo in ginocchio a livello nazionale ben 20.000 imprese ed altrettante famiglie"

Pier Stefano Fiorelli

Confesercenti lancia l’allarme: le norme restrittive per bar e ristoranti contenute nel nuovo DPCM firmato dal Presidente Conte infliggono un ulteriore, durissimo, colpo alla categoria, già provata, prima, dal lockdown e, poi, dall’obbligo di adeguarsi alle normative su prevenzione e distanziamento sociale.

“La chiusura anticipata delle attività di ristorazione prevista dal Governo mette di nuovo in ginocchio a livello nazionale ben 20mila imprese ed altrettante famiglie – spiegano Pier Stefano Fiorelli e Giorgio Bartolini presidente e direttore provinciale Confesercenti – che hanno dovuto resistere, a marzo, al periodo di chiusura forzata, con la conseguente inevitabile perdita totale dei ricavi e poi, successivamente, adattare i propri locali alle normative imposte per la prevenzione: dal plexiglass, alla sanificazione degli ambienti, dall’utilizzo di mascherine ed igienizzanti, alla riduzione dei coperti. Tutto questo, per una ripartenza che è stata lentissima all’inizio e che poi, per fortuna, nei mesi estivi, ha consentito loro di tornare a lavorare pur con tutte le restrizioni del caso e senza minimamente poter ambire a recuperare i guadagni perduti, ma con l’unico scopo, per la maggior parte degli operatori, di sopravvivere”.

“Ora siamo di nuovo alle limitazioni di orario –continuano – che significano per la categoria altri ingenti danni economici. Basta pensare che solo l’annuncio e i conseguenti timori di un nuovo giro di vite su bar, pub, ristoranti, pizzerie e pubblici esercizi in generale, hanno fatto perdere nei giorni scorsi, alle nostre imprese, sempre a livello nazionale, il 20% del fatturato, circa un miliardo di euro in un solo mese. Questa percentuale purtroppo, nei prossimi trenta giorni, per le attività che saranno costrette a chiudere anticipatamente, salirà fino a toccare il 40%”.

“Tutti hanno riconosciuto che, nel periodo difficile della ripartenza, operatori e titolari di pubblici esercizi hanno tenuto un comportamento corretto, rispettando in maniera rigorosa, con rarissime eccezioni, le normative –aggiungono i responsabili Confesercenti – questa professionalità dimostra come gli operatori mettano al primo posto la tutela della salute pubblica e la necessità di attuare nei modi corretti la prevenzione. Anche per questo motivo, non è possibile penalizzare in maniera così univoca un settore che chiaramente non può essere la causa dell’impennata dei contagi. Serve, invece, richiamare il senso civico di un’intera comunità. Tanto più che chi frequenta i locali è tutelato da regole e normative controllabili e sanzionabili. Con i locali chiusi, invece, sarà molto più difficile monitorare, prevedere o evitare i probabili assembramenti per strada, nei parchi o in generale negli spazi all’aperto. Così, da una parte, non sappiamo se chiudere i locali in anticipo servirà a ridurre la diffusione del virus, dall’altra, però, sappiamo con certezza che metterà ulteriormente a rischio imprenditori e famiglie, con danni che, alla fine dei conti, supereranno i benefici”.

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