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Fano, da sotto piazza XX Settembre emergono strutture romane e medievali

Accertamenti mediante l'uso del georadar sono stati condotti il 24 maggio scorso

Georadar utilizzato in piazza XX settembre a Fano

Emergono esiti inediti e davvero interessanti dall’indagine georadar effettuata il 24 maggio scorso nell’intera area di Piazza XX Settembre a Fano. Sono stati presentati oggi pomeriggio i risultati che consegnano elementi utili a valorizzare la tradizione storica e culturale della nostra città. Infatti, dall’interpretazione si materializza una planimetria finale della Piazza: una pianta che riporta, sulla base delle profondità e degli allineamenti, esclusivamente le anomalie attribuibili a strutture di epoca romana e medievale, escludendo elementi riscontrati nei livelli più superficiali, riferibili quasi certamente a compromissioni recenti, e quelle riconducibili a crolli o a strati di macerie che obliterano le strutture più antiche.

Una serie di strutture riferibili all’epoca romana, del tutto inedite, che si trovano a quote comprese tra -2 m e -3.20 m dal piano attuale, indicano la presenza di numerosi ambienti di varie forme e dimensioni che potrebbero essere riferibili a domus con botteghe. Una serie di piccoli vani affiancati si apre infatti sulla strada che attraversa longitudinalmente la piazza, ossia il decumano già ipotizzato grazie alla presenza del collettore fognario rinvenuto in Via De Cuppis. L’indagine consente inoltre di affermare che in epoca romana l’area della piazza era posta a cavallo tra due isolati, divisi dal decumano che attraversa longitudinalmente l’area, che erano occupati verosimilmente da domus di pregio, come lasciano supporre i rinvenimenti archeologici avvenuti nel corso degli anni nell’area.

Ad una diversa quota sono state rilevate una serie di anomalie riferibili all’epoca medievale, al periodo precedente la realizzazione della Platea Magna; alcune di queste infatti sembrano impostarsi direttamente sulle strutture romane, probabilmente non del tutto crollate e rase al suolo, ma con un orientamento lievemente divergente che ancora oggi si può osservare negli edifici posti sul lato est della piazza, tra cui la chiesa di S. Silvestro.

Nell’angolo sud-ovest della piazza una struttura di forma troncoconica è stata interpretata come fossa granaria o neviera, sulla base di raffronti con analoghe strutture già rinvenute e scavate nel centro storico di Fano.

Infine, un importante aspetto emerso, legato alla Piazza così come a tutto il centro storico di Fano, riguarda la presenza di cunicoli e ambienti sotterranei scavati fino a 8-9 metri di profondità al di sotto del piano stradale, mai indagati in modo esaustivo e sistematico sinora. Per quanto riguarda la loro funzione, sempre sulla base di confronti con altre realtà marchigiane e non, è possibile ipotizzare che essi abbiano avuto ruoli diversi nel corso delle varie epoche, rivestendo la funzione di semplici cantine (spesso collegate alle botteghe e ai locali commerciali soprastanti), di luoghi religiosi e di culto, ma anche di rifugi e ripari in tempi di guerra.

Le indagini, assolutamente non invasive, hanno permesso, senza effettuare scavi, di ricostruire un’immagine del sottosuolo e di acquisire informazioni sulla consistenza delle strutture che si trovano sotto l’attuale pavimentazione della Piazza, mai indagate in modo sistematico fino ad oggi.

L’indagine georadar condotta costituisce la prima fase di un più articolato progetto di studio archeologico e di valorizzazione di Piazza XX settembre, fortemente voluto dall’Amministrazione Comunale, in piena collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle Marche, rappresentata dalla Dott.ssa Raffaella Ciuccarelli, funzionario archeologo referente per il territorio.

La Piazza incarna oggi il cuore della città: è un sito di grande interesse per lo studio dello sviluppo urbano di Fano, dalle sue origini ai giorni nostri, come testimoniano le strutture di epoca romana che si conservano lungo il suo perimetro, i monumenti di età medievale, rinascimentale e moderna. Quasi nulla si conosce invece sui dati archeologici relativi all’area centrale della Piazza.

L’Amministrazione ha voluto affidare il coordinamento scientifico e l’attuazione del progetto al Centro Studi Vitruviani, da anni impegnato nello studio, nella ricerca e nella divulgazione in ambito archeologico, con particolare attenzione a quella fanestre.

Si è costituita così una équipe di ricerca coordinata dal prof. Oscar Mei, associato di Archeologia Classica all’Università degli Studi di Urbino, nonché coordinatore scientifico del CSV.

L’archeologo durante l’incontro ha illustrato nel dettaglio le varie fasi del progetto di ricerca: alle indagini geofisiche è stata affiancata una fondamentale ricerca bibliografica e di archivio, volta a reperire mappe, disegni, documentazione inerente a precedenti scavi e ricerche realizzate nella piazza e nelle sue immediate vicinanze. Non ha inoltre escluso, anche sulla base delle risultanze delle prospezioni geofisiche, la possibilità di pianificare, in un momento successivo, un’esplorazione sotterranea diretta con personale speleologico ed archeologico o attraverso un robot munito di telecamera, come già fatto dalla Soprintendenza ABAP delle Marche nell’area di Porta Maggiore.

Per la realizzazione del progetto il Centro studi Vitruviani si è avvalso dell’importante collaborazione dall’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale (ISPC) del Consiglio Superiore delle Ricerche (CNR) di Roma: le prospezioni sul campo sono state infatti condotte dal Dott. Salvatore Piro, Associated Research Director – Geophysicist
ISPC – GRS Lab.

Nella sua relazione, Piro ha spiegato la metodologia applicata e illustrato tutte le anomalie rilevate nel sottosuolo della Piazza, ossia le discontinuità nella propagazione delle onde, dovute a corpi di varia natura presenti nel sottosuolo. L’attenzione degli studiosi si è concentrata particolarmente sulle anomalie in profondità, escludendo quelle riconducibili a sottoservizi o interventi più superficiali.

Nell’attività di elaborazione ed interpretazione di queste anomalie, prezioso è stato inoltre il contributo della dott.ssa Laura Cerri, archeologa specializzata in prospezioni geofisiche.

La dott.ssa Cerri, in un esaustivo excursus, ha ricostruito le trasformazioni dell’area di Piazza XX settembre nel corso dei secoli, in base ai dati sinora noti, a partire dalla probabile destinazione residenziale in epoca romano-imperiale come documentano i resti di domus, fino alla fase di abbandono e distruzione testimoniata dalla presenza di tombe nel VI secolo d.C., come nell’area sotto l’URP. In epoca medievale diviene il centro pulsante della città, la Platea Magna citata dalle fonti, sulla quale si affacciano i più importanti edifici cittadini di Fano, come il Palazzo del Podestà, il Palazzo Malatestiano, l’arco Borgia-Cybo e la Fontana della Fortuna (alimentata dall’acquedotto romano). Ulteriori modifiche, restauri e rifacimenti dei palazzi prospicienti l’area ci hanno consegnato la piazza così come la vediamo oggi.

Comune di Fano
Pubblicato Mercoledì 13 ottobre, 2021 
alle ore 16:26
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