Celebrato a Pesaro il Giorno del Ricordo
"Le tragedie della storia non possono essere semplificate o strumentalizzate, ma vanno affrontate con serietà e rispetto delle vittime"

Pesaro celebra il Giorno del Ricordo, ricorrenza istituita nel 2004 per commemorare le vittime delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata. La mattinata è iniziata con la deposizione della corona commemorativa al cippo del parco Esuli Giuliano-Dalmati di Trebbiantico: un momento a cui hanno partecipato, tra gli altri gli assessori Murgia, Pandolfi, Galeazzi; il presidente del Consiglio comunale Belloni; la Prefetta di Pesaro e Urbino Emanuela Saveria Greco; autorità civili e militari e i rappresentanti della comunità giuliano-dalmata, tra cui Milena Trolis, rappresentante del comitato di Pesaro dell’associazione nazionale Venezia-Giulia e Dalmazia; Mons. Sandro Salvucci, arcivescovo metropolita di Pesaro; consiglieri comunali; i parenti del consigliere Roberto Biagiotti (consigliere morto nell’agosto 2023) «promotore del monumento e di questo momento di ricordo è bello ricordare anche lui e la sua tenacia politica» hanno detto assessori e presidente
La giornata celebrativa è proseguita poi in Prefettura di Pesaro e Urbino, nel Salone Metaurense di Palazzo Ducale, con il Consiglio comunale commemorativo. La seduta si è aperta con l’Inno d’Italia e i saluti istituzionali del presidente del Consiglio comunale Enzo Belloni: «Il Consiglio comunale di oggi commemora il Giorno del Ricordo, istituito dalla legge nel 2004, per conservare e rinnovare la memoria di una tragedia che ha segnato profondamente la storia italiana ed europea: quella delle foibe, dell’esodo forzato di centinaia di migliaia di donne, uomini e bambini istriani, fiumani e dalmati, e della complessa vicenda del confine orientale nel secondo dopoguerra. Le vicende che oggi ricordiamo parlano di violenze, persecuzioni e dell’uscita forzata di intere comunità italiane dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia. Il Giorno del Ricordo serve a colmare quel vuoto e a riconoscere ufficialmente quel dolore nella memoria del nostro Paese. A Pesaro, questo impegno alla memoria ha trovato una strada luminosa, seguendo la luce accesa dall’opera di Padre Damiani, figura straordinaria di sacerdote e di uomo, che seppe accogliere, da subito, centinaia di bambini orfani ed esuli in fuga dall’Istria e dalla Dalmazia. Attorno a lui si strinse un’intera comunità, che fece dell’accoglienza e della solidarietà un tratto identitario. Il Giorno del Ricordo ci invita non solo a commemorare, ma a riflettere. A comprendere che le tragedie della storia non possono essere semplificate o strumentalizzate, ma vanno affrontate con serietà e rispetto delle vittime. Specie in un mondo attraversato da guerre, genocidi, soprusi e violenze, ricordare le foibe e l’esodo significa ribadire il rifiuto di ogni forma di violenza contro i civili e di ogni negazione dei diritti umani. Per questo il senso profondo di questa seduta del Consiglio comunale sta nel fare in modo che il ricordo diventi patrimonio condiviso, soprattutto per le giovani generazioni. Con questo spirito, nel solco dell’eredità lasciata da Padre Damiani, rinnoviamo oggi il nostro impegno per la pace e la solidarietà».
Così il presidente della Provincia di Pesaro e Urbino Giuseppe Paolini: «A pochi giorni dal Giorno della Memoria, siamo qui oggi a celebrare il Giorno del Ricordo. È atroce pensare che tragedie come quelle del Novecento non abbiano ancora insegnato abbastanza: ancora oggi, in molte parti del mondo, civili innocenti vengono perseguitati e colpiti, e troppo spesso le vittime sono bambini. Oggi celebriamo il ricordo per trasmettere la memoria di ciò che è accaduto: le violenze, le uccisioni e le deportazioni che colpirono migliaia di italiani nelle terre dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, vittime delle foibe e costretti, in molti casi, ad abbandonare la propria terra e la propria identità. Questa è una giornata che richiede rispetto e raccoglimento, perché riguarda il riconoscimento di una tragedia umana profonda. Migliaia di persone furono uccise o costrette all’esodo, e per molti anni questo dolore non ha trovato adeguato riconoscimento nella memoria pubblica del Paese. Con il Giorno del Ricordo si colma un vuoto e si riafferma un principio fondamentale: ogni vittima ha diritto alla memoria, indipendentemente dal contesto politico o storico in cui ha perso la vita. La memoria serve a ricordarci che quando l’odio prevale sui diritti e sulla dignità umana, le conseguenze sono sempre tragiche. Per questo è fondamentale coinvolgere le giovani generazioni, in particolare gli studenti, affinché il ricordo non sia solo commemorazione, ma diventi consapevolezza, responsabilità e impegno per il futuro. Trasmettere la memoria ai ragazzi significa costruire una società più giusta, capace di riconoscere gli errori del passato e di non ripeterli».
Poi ha preso la parola il sindaco di Pesaro Andrea Biancani: «Oggi celebriamo il Giorno del Ricordo, istituito per conservare e rinnovare la memoria della tragedia delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata e delle persecuzioni che colpirono migliaia di italiani al termine della Seconda guerra mondiale. Una pagina dolorosa della nostra storia nazionale, troppo a lungo taciuta, che oggi siamo chiamati a conoscere, riconoscere e trasmettere. Ricordare significa assumersi la responsabilità storica di quanto accaduto: affermare la verità e rendere giustizia alle vittime, a chi perse la vita, la libertà, la propria casa e la propria identità».
A chiudere gli interventi istituzionali là Prefetta di Pesaro e Urbino Emanuela Saveria Greco: «Il Giorno del Ricordo ci chiama a riflettere su una delle pagine più dolorose e complesse della storia italiana del Novecento: quella che gli storici definiscono oggi la tragedia del confine orientale. Tra il 1943 e il 1947, negli anni segnati dal crollo del regime fascista, dalla fine della Seconda guerra mondiale e a seguito dell’ascesa al potere della Repubblica Popolare Federale di Jugoslavia, migliaia di italiani – civili e militari – furono uccisi nelle terre dell’Istria, di Fiume e della Venezia Giulia.In quel contesto, la violenza dei partigiani titini si abbatté in modo indiscriminato ma sistematico su rappresentanti delle istituzioni, militari, civili inermi, sacerdoti, intellettuali, donne e anche su partigiani antifascisti che non si piegavano alle mire espansionistiche o all’imposizione del nuovo regime comunista. A seguito dei Trattati di Pace di Parigi, firmati il 10 febbraio 1947, l’Istria, Fiume e la Venezia Giulia furono cedute dall’Italia alla Jugoslavia, causando l’esodo forzato di centinaia di migliaia di italiani, costretti ad abbandonare case, terre e identità. Si stima che tra le 250.000 e le 350.000 persone di origine giuliano-dalmata furono coinvolte in questo drammatico esodo. Per questo ogni 10 febbraio, dal 2004 anno in cui venne istituito, viene commemorato il Giorno del Ricordo, per rammentare una pagina buia della nostra storia: per non dimenticare il dramma delle foibe, questi profondi buchi neri in cui è precipitata l’umanità, e per onorare la memoria delle vittime e degli esuli, affinché il ricordo non si affievolisca e anche le giovani generazioni possano conoscere la storia e l’orrore vissuto da questi popoli. La storia non è solo memoria dei fatti, ma costruzione dell’identità collettiva». Poi ancora, un altro passaggio del discorso della Prefetta: «Oggi voglio sottolineare fermamente che la memoria è un dovere per ciascuno di noi. Oggi ricordiamo gli italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, perseguitati dal regime di Tito perché considerati “nemici del popolo”, costretti a subire violenze e repressioni che segnarono dolorosamente intere comunità. Le foibe restano uno dei simboli più crudeli di quella stagione di odio ideologico. Da quelle persecuzioni nacque un drammatico esodo: centinaia di migliaia di persone furono obbligate a lasciare la propria terra, le case, la propria storia. Intere città e paesi si svuotarono, cancellando una presenza italiana secolare. I profughi portarono con sé dolore e speranza. In Italia trovarono accoglienza ma anche incomprensione e silenzio. Con quell’esodo si perse un patrimonio culturale immenso fatto di lingue, tradizioni e convivenza, che per secoli aveva arricchito quei territori.
Ricordare l’esodo significa dare voce a chi fu costretto a partire e difendere la memoria di un passato concreto, denso di affetti e di vita. Da queste vicende terribili emerge una verità fondamentale: la violenza non ha patria. E sempre il risultato della sopraffazione, dell’uso del potere contro l’essere umano, invece che al servizio del bene comune. È proprio il bene comune che seppe incarnare, qui a Pesaro, Padre Damiani, accogliendo centinaia di profughi e offrendo loro una possibilità li futuro. È questo il bene che oggi vogliamo ricordare: quello che supera le divisioni ideologiche e si traduce in gesti concreti di umanità. Anche oggi, come in ogni epoca della storia, esistono popoli perseguitati, poteri imposti con il terrore, vittime innocenti, bambini resi orfani e privati di ogni prospettiva di serenità. Per questo, da qui, rinnoviamo con forza il nostro impegno: no alle guerre, no alle persecuzioni, no alla violenza, no alla sconfitta dell’umanità. Ricordare non è solo un dovere verso il passato, ma una responsabilità verso il futuro. Ascolteremo la testimonianza del pronipote di un soldato italiano, Igino Sersanti, ucciso dai partigiani di Tito che mi ha profondamente commosso. A lui sarà consegnata la medaglia commemorativa in riconoscimento del sacrificio offerto alla Patria come vittima delle foibe. Un soldato di soli 24 anni, prima dato per disperso e poi, i suoi poveri resti, trovati in una fossa comune a Lussino. Ed una giovane donna innamorata che lo ha cercato per due anni in tutta l’Istria. Ma quante vite sono state spezzate, quante donne, uomini, bambini hanno sofferto per tutta la loro esistenza la lontananza dai loro affetti, dalla loro terra. Poi la testimonianza anch’essa molto emozionante, della Sigra Milena Trolis che ci racconterà la sofferenza vissuta dalla sua famiglia. Ecco perché abbiamo il dovere di ricordare, per dare un senso a tutta questa sofferenza».
Poi il momento dedicato alla ricostruzione storica e alla riflessione sul valore della memoria, anche attraverso il contributo del mondo associativo, culturale e scolastico. L’intervento di Milena Trolis, rappresentante del comitato di Pesaro dell’associazione nazionale Venezia-Giulia e Dalmazia, è stata una lettura di un testo scritto da Speri De Grassi, profugo istriano emigrato in Canada all’indomani del trattato di Osimo. Poi la testimonianza di Bruno Sirotic, con le parole di Padre Damiani: «nella mia casa i profughi hanno massima considerazione, farei di tutto per aiutarli».
Nel corso della cerimonia si sono alternati momenti musicali, con gli allievi del Conservatorio “G. Rossini” tra cui Alfonso Risoli che ha eseguito la Partita Concertante n° 1, 4° movimento di Vladimir Zubitsky; Gianmarco D’Emilio, alla chitarra, che ha eseguito la Burgalesa di Federico Moreno Torroba. Insieme alla cantante Carolina Galassi, Gianmarco Galassi alla chitarra e Alfonso Risoli alla fisarmonica, hanno interpretato “1947” di Sergio Endrigo.
La consegna della medaglia commemorativa, alla famiglia di Iginio Sersanti, marinaio italiano e testimone di una vicenda di sofferenza e privazione che rappresenta tante altre storie simili, a sottolineare l’importanza di trasmettere alle nuove generazioni la conoscenza di una pagina complessa e dolorosa della storia italiana.
Poi, in conclusione i contributi degli studenti dell’Istituto “Benelli” di Pesaro e del “Polo 3” di Fano, introdotti dalla dirigente dell’istituto scolastico provinciale Alessandra Belloni. «Ci incontriamo oggi per rinnovare la Giornata del Ricordo, occasione solenne per custodire e alimentare la memoria delle sofferenze patite dagli italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia. Con affetto e riconoscenza saluto i rappresentanti del Comitato di Pesaro: nelle toccanti parole della signora Trolis abbiamo colto un forte ammonimento al valore della pacificazione e della riconciliazione. L’istituzione del Giorno del Ricordo, che oggi celebriamo, intende infatti contribuire a riallacciare alla storia italiana un capitolo doloroso e a lungo abbandonato, talvolta persino colpevolmente rimosso. La memoria storica è un esercizio indispensabile per il progresso di ogni Stato e di ogni comunità: ogni perdita, ogni sacrificio, ogni ingiustizia devono essere ricordati. Per troppo tempo termini come “foiba” e “infoibare” sono stati occultati. È invece necessario ascoltare le storie degli altri, condividere le sofferenze e lavorare insieme per sanare le ferite del passato. Non per dimenticare, né tantomeno per rivendicare, ma per trarre dalle tragedie del passato una rinnovata spinta verso un cammino comune. È questo lo spirito che animerà gli interventi delle studentesse e degli studenti dell’Istituto “Benelli” di Pesaro e del “Polo 3” di Fano, ai quali cedo la parola e che ringrazio per l’impegno dimostrato, capace di coniugare insieme ansia di verità e volontà di concordia. Oggi, nel nostro continente, Stati e popoli che in passato si sono combattuti convivono all’interno dell’Unione Europea, condividendo valori, identità, principi e prospettive. Una pace che dura da oltre settant’anni, frutto di un percorso non sempre agevole, ma che oggi più che mai deve essere proseguito con coraggio, sia all’interno dell’Unione sia alle sue frontiere, diffondendo lo spirito europeo fondato su dialogo, integrazione, collaborazione e sviluppo. Voi ragazze e ragazzi avete ben compreso la sfida del nostro tempo: collaborate, studiate e vivete insieme ai vostri coetanei, europei e non, trasformando le differenze in opportunità e dando concreta attuazione allo spirito dell’Unione Europea. Siamo noi adulti a non dovervi deludere, continuando a operare con responsabilità e coraggio. Solo così potremo trasmettervi, idealmente, in questa Giornata del Ricordo, l’orgoglio di una identità europea condivisa — così radicata nelle culture dei popoli del confine orientale — e incoraggiarvi, al tempo stesso, a mantenere viva la memoria storica delle sofferenze patite dai nostri connazionali e a promuovere ovunque rispetto, dialogo e collaborazione».
Nel corso del Consiglio comunale commemorativo è intervenuto anche Riccardo Garbuglia, artista della mostra Angoli di cielo, che ha sottolineato il valore del linguaggio visivo come strumento di memoria: «Il mio è un piccolo contributo per tenere vivo il ricordo. Spero che le immagini, oltre alle parole, possano aiutare a suscitare emozione e attenzione, favorendo una riflessione profonda». L’artista ha richiamato l’attenzione sulla mostra Angoli di cielo, ospitata alla Galleria Rossini di via Rossini 38, spazio culturale nel cuore del centro storico, pensato per ampliare l’offerta espositiva cittadina. L’esposizione, inaugurata sabato 7 febbraio presenta i dipinti di Riccardo Garbuglia, a cura di Umberto Piersanti, Angelo Ventrone, Antonio Mercuri, Mario Montalboddi, Claudio Nalli e Alvaro Valentini. La mostra, visitabile fino al 15 febbraio, propone un ciclo pittorico in omaggio alle vittime delle Foibe, in occasione del Giorno del Ricordo.



















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