“Ex ferrovia Fano–Urbino: basta studi, è il momento di agire”
Cora Fattori (+Europa): "Chiediamo una soluzione concreta, sostenibile e immediata"

“È arrivato il momento di dire basta al valzer degli studi di fattibilità e scegliere finalmente la via della concretezza, superando un immobilismo bipartisan che da troppi anni tiene in ostaggio il territorio”. Con queste parole Cora Fattori di +Europa Marche interviene duramente sulla gestione della ex ferrovia Fano–Urbino, un’infrastruttura strategica che, tra rinvii e promesse, resta abbandonata al degrado da ormai quattro decenni.
Basta.
È arrivato il momento di dire chiaramente che l’attuale politica del territorio, sia di centro-destra che di centro-sinistra, deve smettere con il continuo susseguirsi di studi di fattibilità: strumenti certamente utili, e spesso indispensabili, ma che, quando diventano eccessivi, sfiorano il ridicolo.
Il caso emblematico è quello della ex ferrovia Fano–Urbino, collegamento strategico da anni oggetto di analisi e studi per importi che superano il milione di euro.
Studi i cui risultati, peraltro, non sono mai stati resi pubblici.
Eppure, senza ulteriori sprechi di risorse, è facile prevederne le conclusioni: il costo per ripristinare la linea ferroviaria — caratterizzata da 95 incroci a raso e numerose infrastrutture complesse come gallerie e manufatti — sarebbe enorme rispetto ai ricavi derivanti da un reale utilizzo e dalla bigliettazione. La franosità diffusa lungo i tratti di linea porterebbe con tutta probabilità a puntuali cambi di percorso, difficili da realizzare a causa della densità edilizia sviluppatasi lungo la ex Ferrovia nei decenni di chiusura, inoltre va evidenziato che le strutture originali quali ponti e gallerie con ogni probabilità risulterebbero incompatibili con mezzi pesanti ma assolutamente riconvertibili con viabilità leggera tipo piste ciclabili.
In questo contesto si inseriscono anche le recenti dichiarazioni di Legambiente Urbino, che esprimono sostegno al ripristino della ferrovia.
Una posizione legittima, ma che deve necessariamente confrontarsi con la reale fattibilità tecnica ed economica dell’opera.
Continuare a sostenere questa ipotesi, senza tenere conto dei vincoli concreti, rischia di tradursi nell’ennesimo rinvio.
Di fronte a questa situazione che si protrae da decenni ci uniamo alle tante persone razionali e di buona volontà che restano allibite da una posizione bipartisan che non porta a nulla.
Chiediamo una soluzione concreta, sostenibile e immediata: la realizzazione di una pista ciclabile lungo la tratta Fano–Urbino.
Vogliamo visionare lo studio di fattibilità che l’allora Senatrice Accoto del M5S si vantava di aver promosso con FS per ben 1Mln €, vogliamo vedere lo studio commissionato dalla Regione Marche, analisi che dovevano essere pubblicate ormai due anni fa.
Nel frattempo, siccome siamo certi che questi studi tarderanno ad arrivare, chiediamo di agire.
La volontà è di fare qualcosa ora, e non restare fermi per altri 40 anni in attesa di scenari incerti.
Una ciclabile rappresenterebbe un intervento a basso costo, realizzabile in tempi brevi — potenzialmente entro un anno — e capace di restituire dignità a un’infrastruttura oggi abbandonata, divenuta una ferita del territorio, tra degrado, erbacce e incuria. Inoltre, il suo utilizzo diffuso consentirebbe un rapido ammortamento dell’investimento.
È importante sottolineare che questa soluzione non precluderebbe sviluppi futuri: qualora tra 20 o 30 anni si concretizzasse davvero un progetto di collegamento ferroviario o metropolitana leggera — oggi ancora in fase puramente ipotetica e, realisticamente, incerta (se non impossibile) — la ciclabile potrebbe essere smantellata con costi limitati. Nel frattempo, però, questa tratta strategica sarebbe stata utilizzata e valorizzata a beneficio della comunità.
Le bici elettriche, a pedalata assistita e i tanti nuovi mezzi per la mobilità dolce che si sono diffusi negli ultimi anni rendono oggi facilmente percorribili da tutti anche distanze più lunghe e orograficamente meno dolci.
Abbiamo già perso 40 anni. Non possiamo permetterci di perderne altri 40 inseguendo ipotesi lontane e continuando a rimandare decisioni concrete.
È il momento di agire.



















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