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Arrestato spacciatore 33enne che operava presso il Lido di Fano

Nell'abitazione dell'uomo, conosciuto come Tani l'Albanese, rinvenuta cocaina ancora da tagliare

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Arresto dello spacciatore Tani l'Albanese

Prosegue l’azione di contrasto dei carabinieri della compagnia di Fano agli spacciatori della movida estiva.

Dopo l’arresto di un 22enne romano domenica 1 luglio, questa volta a finire in manette è stato un 33enne albanese disoccupato con piccoli precedenti, da tutti conosciuto come Tani l’albanese del lido. Anche in questo caso l’uomo faceva parte di numerosi gruppi WhatsApp, che formavano una rete di allarme pensata per evitare i controlli da parte delle forze dell’ordine, tuttavia la protezione digitale non è bastata ad evitargli l’arresto.

I carabinieri del nucleo operativo e della stazione di Fano tenevano sotto controllo la sua abitazione da giorni. Avevano infatti ricevuto segnalazioni riguardanti i continui spostamenti del giovane che giorno e notte, a piedi o in bicicletta, si recava al vicino piazzale Calafati dove ad attenderlo c’erano uomini e donne di tutte le età e della più varia estrazione sociale.

WhatsApp, però, non era l’unica precauzione adottata dallo spacciatore. L’uomo, infatti, faceva attenzione a camminare sempre vicino all’argine del Porto Canale, in modo da potersi liberare, in caso di controlli, degli stupefacenti che aveva con sé velocemente e senza dare troppo nell’occhio. Nella serata del 4 luglio, al termine di un lungo appostamento, “Tani” è stato visto uscire di casa e, seguendo il solito copione, raggiungere un’auto con a bordo una 38enne fanese.

Non appena lo spacciatore ha raggiunto il finestrino dell’auto, i carabinieri lo hanno bloccato e trovato in possesso di una pallina di cocaina da 0.8 grammi confezionata nel cellophane termosaldato. La donna ha immediatamente ammesso di essere una cliente abituale di “Tani”. Ciò ha trovato conferma nei tabulati telefonici e nella presenza di una lunga lista di conversazioni WhatsApp tra i due.

I carabinieri hanno poi perquisito l’abitazione dell’uomo, che nel frattempo si era chiuso in un ostinato silenzio. Sono state ritrovate, nascoste con accuratezza, altre tre dosi di cocaina già pronte per lo spaccio ed un altro involucro contenente 10 grammi di cocaina ancora da tagliare. Erano presenti anche buste di cellophane per il confezionamento delle dosi, una bilancia di precisione e 1.300 € in banconote di piccolo taglio di cui lo spacciatore, disoccupato, non ha saputo giustificare la provenienza.

Dopo una notte trascorsa nelle camere di sicurezza, il 33enne è stato giudicato per direttissima dal giudice del Tribunale di Pesaro che, oltre a convalidare l’arresto, lo ha condannato alla pena di 8 mesi di reclusione, rimettendolo poi in libertà perché ritenuto non pericoloso.

Sono in corso ulteriori accertamenti per chiarire la posizione dei tanti clienti emersi dall’analisi del cellulare, molti dei quali si sono presentati spontaneamente in caserma per evitare, conoscendo le procedure, imbarazzanti inviti formali al proprio domicilio. Sarà analizzata anche la posizione degli amministratori dei numerosi gruppi WhatsApp utilizzati per segnalare la presenza di forze di polizia valutando eventuali profili di concorso nel reato.

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