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Scuola come luogo di inclusione e incontro, convegno a Piandimeleto

Numerosi i partecipanti da tutta Italia: immigrazione e disabilità non devono essere visti come limiti

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Accoglienza e inclusione sono le nuove frontiere educative e didattiche della scuola italiana, chiamata a confrontarsi con fenomeni sociali, culturali e multietnici non pensabili fino a un recente passato.

Il tema è stato dibattuto, a Piandimeleto, nel corso di un convegno nazionale promosso dall’Istituto comprensivo statale “Evangelista da Piandimeleto”, in collaborazione con il Comune e quelli di Belforte all’Isauro, Lunano, Frontino, Piobbico.

Numerosi i partecipanti (oltre 180 gli iscritti), provenienti da tutt’Italia. Il convegno ha proposto le migliori pratiche didattiche per favorire l’inclusione degli alunni che vivono le varie forme di disagio, comprese quelle legate alla disabilità o all’immigrazione.

“L’inclusione è un processo necessario e un arricchimento importante per la scuola italiana – ha detto l’assessore all’Istruzione, Loretta Bravi, nel suo intervento – Le classi multiculturali sono una realtà che va gestita non come un problema, ma come un’opportunità che arricchisce alunni e docenti. Apprendere in queste classi significa relazionarsi a doppio senso, in un reciproco sforzo di comprendersi l’uno con l’altro. L’immigrazione obbliga la scuola a cambiare, ma la scuola ha l’opportunità di cambiare l’immigrazione, rendendo le persone componenti importanti e responsabili della nuova comunità che le ospita. Una sfida che va colta e non rigettata, da gestire con l’educazione inclusiva che rafforza le capacità educative del sistema scolastico”.

Bravi ha concluso ricordando che “la scuola ha il dovere di rivelarsi una comunità educante. Ogni alunno va accompagnato con un percorso pedagogico mirato, che gli consenta di apprendere, crescere, relazionarsi. La scuola, per la sua missione, non può che essere inclusiva, recependo e adeguando le modalità educative alle nuove esigenze che le dinamiche sociali impongono. È nella scuola che ci si relaziona con l’altro, che non è un nemico, un’ostilità da rimuovere, ma una persona con la propria storia. La scuola resta il luogo privilegiato per vedere nell’altro un Tu che ci richiama alla nostra identità e alla nostra storia. L’inclusione sociale e sfida interculturale non vanno affrontate con paura, ma con la coscienza della propria appartenenza, aperta a ogni relazione”.

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