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Marche, un terzo dei negozi alimentari stranieri a rischio illegalità

È quanto emerge dal 6° Rapporto nazionale sui reati nel settore agroalimentare

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Alimenti, cibo

Nelle Marche circa un terzo dei negozi di alimentari etnici ha avuto a che fare con la violazione delle leggi. Dalla mancanza di tracciabilità del cibo in vendita a questioni legate alla scarsa igiene nella conservazione dei prodotti fino alla somministrazione indisturbata di alcolici anche ai minori, l’elenco dei reati è lungo.


È quanto emerge dal 6° Rapporto nazionale sui reati nel settore agroalimentare, stilato dall’Osservatorio nazionale sulle agromafie in collaborazione con Coldiretti ed Eurispes, presentato oggi a Roma. Ma questo è solo uno degli aspetti che emerge nel rapporto in una regione, le Marche, divenuta negli anni appetibile per quanti vogliono operare nell’illegalità.

L’ultimo rapporto della Direzione investigativa antimafia, ad esempio, segnala la presenza di ‘ndrangheta e camorra ma anche di bande straniere (si citiano nigeriani e albanesi). “Gli interessi mafiosi – commenta la presidente di Coldiretti Marche, Maria Letizia Gardoni si insinuano laddove dilaga la fragilità, soprattutto economica, delle imprese. Specialmente in un settore così appetibile come quello della produzione agricola e della ristorazione. L’operatività delle agromafie ha cambiato forma e sostanza nel corso degli anni e per questo motivo l’Osservatorio guidato da Gian Carlo Caselli ha rivisitato i reati penalmente perseguibili al fine di poter contrastare efficacemente un fenomeno così devastante per la nostra economia territoriale, nazionale ed internazionale. Peccato che la proposta di legge presentata al Consiglio dei Ministri nel 2015 sia ancora in attesa di essere calendarizzata dall’attuale Parlamento. Ci auguriamo che questo 6° Rapporto e la consapevolezza che il volume d’affari annuale delle agromafie è salito a 24,5 miliardi, possa spingere l’attuale Governo a prendere una posizione“.

Per tornare alle Marche, un capitolo a parte riguarda il terremoto. La nostra regione, con oltre 15mila imprese coinvolte nel cratere, il 61% del totale nelle aree colpite, è stata anche presa di mira da fenomeni speculativi. Con la devastazione portata dalle scosse, secondo il Rapporto, ne hanno risentito settore come quello dei cereali (-15%), la raccolta del latte (-35% nelle province colpite) ma anche la produzione di ciauscolo (-15%) e di pecorino dei Sibillini (-10/15%). E questa situazione che ha generato fenomeni di sciacallaggio speculativo.

Sono diverse decine – si legge nel Rapporto – le aziende agricole che hanno ricevuto anche proposte di acquisto con offerte economiche particolarmente basse. Lo stesso fenomeno si è registrato con riferimento a numerose proposte di acquisto avanzate ai proprietari di animali allevati e impossibilitati a restare nelle stalle considerate inagibili perché pericolose o parzialmente crollate. L’obiettivo è senza alcun dubbio quello di rivendere quei prodotti e quegli animali a prezzo maggiorato, a volte anche di tre o quattro volte, approfittando della straordinaria ondata di solidarietà manifestata dagli italiani verso le popolazioni colpite dal sisma. Sotto questo aspetto (particolarmente riprovevole) è opportuno ricordare, viceversa, l’impegno della Coldiretti volto a tutelare i produttori agricoli e i consumatori. L’invito a indagare è stato rivolto soprattutto nell’ambito del settore lattiero-caseario che, come denuncia Coldiretti, appare quello non solo più danneggiato, ma anche più colpito dalle speculazioni sui prezzi”.

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